Quell’Expo che a Roma ci fu (nel ‘53)

Una Esposizione Universale a Roma c’è già stata. Non c’entra quella che si sarebbe dovuta svolgere nel ‘42, voluta da Mussolini per festeggiare i vent’anni della marcia su Roma e mostrare al mondo intero il “successo del fascismo”; quell’edizione abortì perché l’Italia era entrata in guerra e il regime aveva altro da pensare. Tutti i lavori furono sospesi e lasciati nel mezzo del nulla. La manifestazione che fu assegnata all’Urbe è un’altra e si svolse regolarmente. Riguardava l’Agricoltura e il logo (EA53) faceva chiaro riferimento a quello di undici anni prima, EUR42. Anche allora fu il Bie ad assegnare alla Città Eterna il compito di far vedere ai visitatori (se ne contarono un milione e 700 mila in poco più di due mesi) storie e novità, civiltà contadine e sviluppi tecnologici. E per l’occasione furono proprio i monumentali edifici di Mussolini ad ospitare i padiglioni degli espositori.

L’Eur cominciò così a vivere, realizzando quel sogno infranto di espandere la città verso il mare. Finita l’Expo del ‘53, fu deciso di insediarvi i ministeri delle Finanze, della Sanità, delle Comunicazioni, del Commercio estero e della Marina mercantile. Poi arrivarono l’Eni, l’INPS, l’Alitalia, la Esso, l’Immobiliare, la SIAE, l’ICE, tante banche e le Poste. Il quartiere assunse un carattere residenziale e commerciale di pregio, divenendo così una delle aree economiche più attive della Capitale e, soprattutto, uno dei poli finanziari tra i maggiori d’Italia. Avverrà lo stesso col quadrante est, se l’Expo 2030 si farà a Roma?    

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