Claim cambiato, diciamolo al Bie

Già dal 14 dicembre, giorno in cui l’Italia ha presentato ufficialmente la candidatura di Roma a ospitare l’Esposizione universale del 2030, avevamo segnalato il cambiamento del claim, cioè dello slogan che racchiude lo spirito e individua la direzione che si vuole dare all’Expo romana. Si era passati da “La città orizzontale: rigenerazione urbana e società civile” a “Persone e territori: rigenerazione urbana, inclusione e innovazione“. Tra queste due dichiarazioni c’erano delle differenze di non poco conto e lo avevamo sottolineato.

In questa fase appena cominciata un cambiamento di indirizzo si può evidentemente tollerare. Ma i nostri organizzatori dovrebbero allora chiedere sommessamente al Bie (l’ufficio che presiede e gestisce tutto il meccanismo delle Esposizioni, cui aderiscono 170 paesi) di correggere il testo delle cinque presentazioni di candidature, nella parte che ci riguarda e che ancora appare sul sito ufficiale. Infatti, c’è scritto: Italy’s candidature is based on the theme “The Horizontal City: Urban Regeneration and Civil Society”, e cioè lo slogan vecchio e sostanzialmente cambiato. Si tratta di una cosa poco importante? Sicuramente; ma nel momento in cui Roma si prepara a confrontarsi con altre metropoli che faranno di tutto per mettere comunque in ombra ciascuna delle avversarie, anche una sbavatura non deve essere considerata banale. Magari gli altri competitor faranno finta di non essersene accorti e sorvoleranno su questo cambiamento. Ma alla seconda imprecisione potrebbero – per screditare la nostra credibilità – ritirare fuori anche la prima scivolata.

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