Il Padiglione Italia rimarrà intatto a Dubai

Oltre settemila visitatori al giorno, con un indice di soddisfazione altissimo al termine di un percorso che mostra l’ingegno, l’arte, la tecnologia e le capacità manageriali del nostro paese. Il Padiglione Italia all’Expo di Dubai continua ad avere un successo enorme e meritato. Perché é vivo e in continua evoluzione, organizza un evento dopo l’altro, ha uno stuolo multilingue di bravissimi ragazzi volontari che ti accompagnano e spiegano il senso di tutto. E poi è pieno di cose e non solo di slide o filmati. Se vuol parlare di design ti fa vedere le realizzazioni; se affronta il problema dell’ambiente mostra quello che si può fare con le alghe, con i rifiuti, con la tecnologia. Se vuol dirti che l’Italia è il paese con il maggior numero di opere d’arte al mondo, te ne mostra una sola: il clone perfetto del David di Michelangelo. E questa statua, simbolo del Rinascimento, alta più di cinque metri, puoi vederla ad altezza degli occhi.

Ecco, il David gemello: Dubai è tappezzata da cartelloni pubblicitari enormi, con la scritta “Hai visto il David?”. E naturalmente vi campeggia il suo sguardo, rappresentazione di fede, di forza, di bellezza. Quella che “unisce e persone”, come recita il nostro slogan all’Expo. Gli organizzatori degli Emirati ci hanno scelto come testimonial assoluti: qualcosa di fortemente italiano per dire a tutti “Venite all’Expo, c’è tanto di bello da vedere e scoprire”. 

Non solo apprezzamento ma anche interesse: hanno chiesto formalmente al nostro Governo di poter mantenere intatto il Padiglione Italia (quasi tutto il resto verrà smantellato a fine marzo, con la chiusura dell’Expo). Sono due i progetti presentati per un futuro utilizzo: il primo riguarda un centro di alta formazione per il recupero e restauro di opere d’arte danneggiate in zone di guerra o per catastrofi naturali. Con l’ipotesi di poterle riprodurre digitalmente quando il recupero fosse impossibile, con le stesse tecniche impiegate per il Davide di Michelangelo che è stato digitalizzato, stampato e poi rifinito con polvere di marmo dagli artigiani dell’opificio delle pietre dure a Firenze. Un campus arabo mediterraneo per studenti, è la seconda ipotesi di utilizzo. Uno dei punti salienti della partecipazione italiana all’Expo è proprio la formazione e i 70 studenti universitari italiani che guidano i visitatori del padiglione stanno a dimostrarlo ogni giorno.

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