L’antagonista di Roma Expo

“Vinceremo alla prima votazione!”, dice il sindaco di Roma Roberto Gualtieri pensando alla scelta della città destinata a ospitare l’Expo 2030. Tutti gli osservatori sono convinti che il duello sarà tra la Città Eterna e Riyad, la capitale dell’Arabia Saudita. Il cui principe ereditario Mohammed bin Salman ha dato il via ai lavori per costruire “The Line”, mettendo sul piatto 450 miliardi di dollari.

Allora: per capire meglio chi è questo antagonista basterà riassumere in poche parole quale idea di futuro, di capitali, di visione urbanistica e sociale c’è dietro “The Line”. Sarà una città costruita tutta in lungo: 170 chilometri, dal mare al centro dell’Arabia. In pratica, un edificio alto 500 metri, largo 200 e lungo – appunto – 170 chilometri. Ospiterà nove milioni di persone nella totale autosufficienza energetica, grazie ai pannelli solari che rivestiranno questa specie di muro gigantesco. All’interno della città del futuro treni iperveloci, linee metropolitane, tanti spazi verdi. Tecnologia estrema, copertura vegetale e giardini pensili, emissioni zero perché le automobili non sono previste dal momento che ci saranno i droni a risolvere tante necessità. Ogni blocco sarà autosufficiente, tutto a km zero. Verrano edificati in tutto 34 chilometri quadrati e, tanto per fare un paragone con una città che ospita lo stesso numero di abitanti, New York con tutti suoi grattacieli si estende su 785 chilometri quadrati.

Ecco, l’antagonista di Gualtieri è il prossimo re Saudita. E siamo davvero curiosi di conoscere quale sarà l’immaginifico progetto della sua Expo. Noi andremo a contrapporgli la “rigenerazione urbana” di Tor Vergata e dintorni. E tremila anni di storia, arte e cultura. Non avranno una facile scelta i rappresentanti del Bie (Bureau International des Exposition). In fin dei conti, la proposta di un futuro troppo lontano potrebbe scoraggiare i paesi chiamati a votare. Roma con le sue rovine, la scarsa vivibilità, l’ambiente disastrato è talmente vicina alle grandi metropoli del mondo che questo tentativo di farne rinascere un pezzetto potrebbe essere la carta vincente per chi vede nei nostri problemi le analoghe difficoltà di casa propria.

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