Un coreano presidente del BIE rafforza la candidatura Busan

Spiagge meravigliose e antichi templi buddisti sono le principali attrazioni di Busan, la seconda città più grande della Corea del Sud, una metropoli modernissima con tre milioni e mezzo di abitanti, il doppio considerando hinterland che ha il fulcro nel porto, snodo importante di tutto il traffico marittimo con l’Oriente. Busan è una delle cinque città candidate a ospitare l’Esposizione Universale del 2030.

Gli osservatori non la considerano tra le favorite e il motivo principale è costituito dal fatto che quasi mai ci sono state nel recente passato due Expo consecutive nel medesimo continente. La prossima stagione Osaka 2025 escluderebbe insomma Busan 2030. Ma sarà proprio così o la candidatura di Roma è minacciata anche da Busan? In fin dei conti, Milano 2015 non è poi così lontana e poi la staffetta (Milano-Roma) sarebbe tra due città della stessa nazione con un intervallo di appena 15 anni tra un’Esposizione italiana e l’altra. Stesso discorso allora per Riyad, sempre di penisola Arabia stiamo parlando e con un intervallo di soli dieci anni con Dubai. Per non trascurare le chances di Busan c’è poi un’altra considerazione da fare.

L’assemblea del 14 dicembre scorso ha visto la partecipazione in videoconferenza di tutti i 170 stati membri. Dopo le presentazioni delle candidature, si è proceduto alle elezioni per il rinnovo delle cariche. L’Italia ha ottenuto un posto fra i 12 del Comitato direttivo; ma anche la Corea. Tuttavia, alla presidenza è stato rieletto per altri due anni il coreano Jai-chul Choi, che aveva manifestato poco prima tutto e il suo entusiasmo per la candidatura di Busan. E c’è da scommettere che il presidente del BIE farà valere al massimo la propria quadriennale esperienza quando ci sarà da votare la città per il 2030…  

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