Niente città orizzontale, meglio “persone e territori”

Presentate le candidature per l’Expo 2030. Il ministro degli Esteri Luigi di Maio ha guidato la delegazione italiana all’assemblea generale del Bie, l’ufficio che governa a Parigi i meccanismi delle Esposizioni internazionali. E c’è subito da mettere in risalto un cambiamento che riguarda proprio il titolo, lo slogan della nostra proposta. Ognuno dei cinque paesi candidati per organizzare l’Expo 2030 (l’Unione Sovietica a Mosca, l’Ucraina a Odessa, l’Arabia Saudita a Riad, la Corea del Sud a Busan) ha racchiuso in una frase lo spirito e il progetto. Il nostro era “La città orizzontale: rigenerazione urbana e società civile”. Sicuramente di grande impatto, dava per scontato che Roma avrebbe rivoluzionato l’impostazione fin qui seguita dalle mostre precedenti, puntando non tanto alla creazione isolata di un quartiere fieristico, quanto al risanamento diffuso di un quadrante cittadino, già individuato nella sezione orientale della città. E poi, niente mega strutture destinate spesso a rimanere cattedrali nel deserto; bensì “rigenerazione urbana”.

Ecco, soltanto questa espressione è sopravvissuta nel nuovo titolo che Di Maio ha dato alla nostra proposta: “Persone e territori: rigenerazione urbana, inclusione e innovazione”. È del tutto scomparsa l’idea rivoluzionaria della “città orizzontale” per ospitare l’Expo. E ancora: da “società civile” siamo passati a “inclusione e innovazione”. È davvero la stessa cosa e si è un po’ ristretta la zoomata del progetto?

Il ministro ha spiegato bene che le metropoli “attraggono le persone”, ma una serie di fattori recenti (globalizzazione, digitalizzazione, Covid) ha cancellato giocoforza le distanze. Siamo davvero alla vigilia di un declino della “concentrazione urbana”? O continuerà a prevalere ancora quel bisogno di “interazione sociale” che ci spinge nelle metropoli? Di sicuro le cose possono cambiare, trasformarsi “grazie alle idee e alla creatività dei loro cittadini”. Di qui la proposta di una “rigenerazione” che passi attraverso “inclusione e innovazione”.

Giusto, un bel progetto per una città migliore di adesso, che metta al centro “persone e territori”. Entrambi da cambiare anche grazie all’Expo, evidentemente.

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